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Luca Ventura ha un aggiornamento di stato su Facebook 1 mese fa

Oggi è la Santa Pasqua: quindi innanzitutto auguri di cuore a tutti coloro che stanno leggendo questi miei pensieri dedicandomi parte del loro prezioso tempo. La festività di oggi, ormai all’epilogo, è stata per molti l’occasione per fare quello che l’ordinaria quotidianità - ingabbiandoci nella frenesia lavorativa della società di oggi - non ci consente quasi mai di fare: dedicarsi alla propria casa, a se stessi, ai propri cari ed amici. Stamattina - in un momento di pausa dalle pulizie domestiche - mi sono fermato un attimo a guardare dall’alto - attraverso la finestra - tutta quelle persone che, freneticamente, passavano li sotto per andare chissà dove. Ognuna con le proprie vite, fatte di storie, pensieri,affetti, gioie, dolori, vittorie e sconfitte. Persone che incrociano quotidianamente la nostra vita ma di cui, probabilmente, non sapremo mai nulla: nulla del loro passato e del loro futuro eccetto di quell’istante in cui ci sono passate davanti. Alcune di queste potrebbero essere persone di successo e che tutti conoscono: avvocati, politici, imprenditori, vip del mondo dello spettacolo….mentre altre umile gente come operatori ecologici, operai di fabbrica, artisti di strada, disoccupati… L’opinione comune definisce “vincitori” i primi e “perdenti” i secondi, tenendo conto solo ed esclusivamente del grado raggiunto da queste persone nella società come se questo fosse il solo fine ultimo dell’esistenza di ciascuno. Che follia! In realtà, infatti, la situazione è ben diversa e va analizzata - da ognuno di noi - in relazione alla propria coscienza, con maggiore consapevolezza e con parametri di valutazione ben diversi e soggettivi: quei valori e quei sogni che ci portiamo dentro e a cui aspiriamo. Il vero interrogativo che ci dovremmo porre è: siamo riusciti a raggiungerli? E' quindi la vita il giudice supremo delle nostre azioni, che ridà “oggettività” e un senso alla nostra esistenza. La vita è strana. Inarrestabile come l’avanzare del tempo e sfuggente come un alito di vento. Illumina personaggi dalle gesta grandiose e immortali nascondendo nell'oblio identità senza volto. Ma una cosa è certa e costante: la vita è un’opportunità e non un ineludibile fatalismo a cui dobbiamo rassegnarci. E’ l’opportunità che ci è stata data per dare un senso alla nostra presenza su questo mondo e per essere felici: quindi dobbiamo sfruttarla al meglio. Chi ci ha concesso tale opportunità? Poco importa perché non troveremo mai una risposta a questo quesito, a meno di non affidarsi alla fede. Ma la “fede” è un concetto relativo che è strettamente dipendente da quello di “religione” ed entrambi non sono altro che un costrutto dell’essere umano, un modo per giustificare la propria incapacità a dare risposta certa a certi interrogativi che vanno ben al di là dell’esistenza e della conoscenza umana. Quindi? Meglio rimanere con i piedi per terra: vedere cosa si è fatto, come lo si è fatto, e cercare di migliorarsi per diventare più forti, più resistenti alle asprezze della vita: niente e nessuno ci regala niente, niente e nessuno ci fa sconti, niente e nessuno perdona i nostri errori. La vita è la migliore palestra che si possa avere per allenare le nostre capacità e mettere alla prova la forza dei nostri sogni e l’autenticità dei nostri valori. E’ vero: è una palestra in cui, una volta entrati, non si esce mai e dove non è concesso riposarsi. Ma è anche un qualcosa di magico dove i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre aspirazioni possono diventare realtà se solo lo si vuole veramente, se solo si è disposti a lottare per essi e a non accettare la resa o vili compromessi. Ci concede, quindi, il dono degli dei: la possibilità di trasformare la nostra volontà in sogno e il sogno in realtà: consapevolezza fatta propria anche dagli antichi e racchiusa nella famosa locuzione latina “homo faber fortuna suae" . Quest’anno per me è stato speciale: ho compiuto 40 anni. La giornata speciale di oggi - dall' intensa spiritualità e con Spoleto baciata dal sole - mi ha regalato la serenità e il tempo per fare quello che non ho fatto mai: un bilancio della mia vita sino ad oggi. Mi sono posto mille domande, del tipo: sono stato sempre coerente con i miei principi e valori? Ho vissuto al massimo delle mie possibilità sempre e comunque? Ho rimpianti per ciò che avrei potuto fare o non ho fatto? Ho mai deluso chi crede in me e mi vuole bene? Tutte le battaglie che ho combattuto sono state giuste? E così via... In un attimo la mia mente si è tuffata nel ricordo del passato alla ricerca di queste risposte, facendo diventare attuale ciò che in realtà non è: ogni vittoria e ogni sconfitta, ogni gioia e ogni dolore, ogni lacrima e ogni sorriso. Ho rivissuto tutte le battaglie combattute, incluse quelle che - andando al di là di ogni umana resistenza e di ogni umana sopportazione - rendevano vana e insignificante ogni speranza di uscirne. Ripercorrendo ogni emozione in un tortuoso flash-back ho maturato una certezza: quella di aver sempre dato il massimo per difendere i miei valori e i miei sogni, senza cedere il passo a compromessi e a quei falsi e futili ideali che la società tenta di imporci: potere, ricchezza, fama. Ho sempre creduto nella giustizia, nell’onestà, nel rispetto coltivando la consapevolezza che con il cuore e l’umiltà si possono raggiungere obiettivi apparentemente impossibili. Non ho mai abbassato il capo di fronte ai potenti, accettando il rischio di perdere tutto, ogni conquista piccola o grande che sia ma mai la mia dignità, mai la fiducia e il rispetto di chi mi era vicino e mi voleva bene. Nella mia vita, sin qui, ho avuto un solo rimpianto: non aver avuto la forza e la capacità di sottrarre alla morte o a un ineludibile destino fatto di dolore e sofferenza tante persone a me care. C’è chi ritiene - abbracciando un’ideologia fatalista - che non sia concesso all’essere umano prevedere il futuro o cambiare lo scorrere degli eventi per se stesso o per gli altri. Forse è vero ma, di certo, avrei potuto essere più presente nelle loro vite, dimostrargli maggiormente il mio amore e il mio affetto aprendogli un cammino diverso, più luminoso, agevole e sicuro. Avrei quindi dovuto cogliere ogni occasione per stargli vicino e ricercarla come fosse il tesoro più prezioso: "carpe diem" come dicevano i latini….ma non l’ho fatto, forse perché ingannato - come molti - dall’illusione che c’è sempre tempo per fare tutto e per recuperare ciò che si è lasciato indietro. Che errore! E tale rimpianto rappresenta la più bruciante delle sconfitte che si possono subire perché è una sconfitta senza possibilità di rivincita. Ma dalle ceneri di questa sconfitta sono nate anche le vittorie e le gioie più belle, perché è tale rimpianto che mi ha regalato quella forza per rialzarmi dopo ogni caduta e reagire alle condizioni più disperate, alle asprezze della vita, anche laddove ogni possibilità di farcela sembrava persa. Così questo rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato, questo senso di ribellione verso un fato così ineluttabile e ingiusto mi hanno donato una rinnovata insospettabile vitalità e una volontà d’acciaio riempiendo il mio cuore di energia ed emozioni uniche, nate dai volti di tutte quelle persone che mi hanno amato e voluto bene regalandomi quanto di più prezioso possa esistere e potessero mai avere: istanti della loro vita. E tra essi ho trovato sempre quelli di due persone speciali e a cui devo tutto: i miei genitori. A loro devo tutto ciò che ho e a loro devo il merito di tutti i traguardi sin qui raggiunti, il merito di non avermi mai fatto sentire solo anche nei momenti più difficili e il merito di avermi fatto sentire amato sempre e comunque. Persone uniche e di grande umanità, che hanno saputo trasmettermi i veri valori della vita anche con la loro sola quotidiana presenza nella mia vita, essendo per me esempio e modello: un’eredità che rimarrà scolpita nel mio cuore per sempre. Ripensando ai miei primi quarant'anni, forse un secondo rimpianto ce l’ho: quello di non essere riuscito a dimostrare ai miei genitori tutto il mio amore, stima e ammirazione come realmente meritano. Ma in questo caso, per fortuna, sono ancora in tempo per rimediare. Molti si chiederanno perchè io abbia voluto condividere questi miei pensieri e questa mia esperienza con il "popolo dei social". L’ho fatto perchè ci sono molte, troppe persone che vivono nella falsa illusione che ci sia sempre tempo e occasione per fare tutto o che vivono nel “delirio di onnipotenza” di poter fare qualunque cosa con scientifica razionalità e con la supponenza di essere al di sopra di tutto e di tutti. A tutte queste persone un giorno la vita presenterà loro il conto di questi loro errori togliendogli in un istante tutto ciò che davano per scontato o a loro dovuto. Per questo a voi, amici miei, dico: vivete ogni giorno al massimo, come una continua conquista, trovando le motivazioni per raggiungere i vostri sogni nell’affetto e nell’amore di quelle persone che hanno condiviso con voi emozioni e momenti della loro vita - positivi o negativi che siano - donando loro tutti voi stessi. Così facendo vi potrà anche capitare - durante il cammino - di dover vivere momenti tristi, bui o di dolore ma - come quando dopo un temporale viene sempre il sereno sulla scia di un arcobaleno - verrà sicuramente il giorno in cui questi momenti lasceranno il posto ad altri di gioia e felicità sulla spinta di un sogno, il vostro sogno, in cui avrete creduto sino alla fine. Buona vita a tutti :-)
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Oggi è la Santa Pasqua: quindi innanzitutto auguri di cuore a tutti coloro che stanno leggendo questi miei pensieri dedicandomi parte del loro prezioso tempo. La festività di oggi, ormai all’epilogo, è stata per molti l’occasione per fare quello che l’ordinaria quotidianità - ingabbiandoci nella frenesia lavorativa della società di oggi - non ci consente quasi mai di fare: dedicarsi alla propria casa, a se stessi, ai propri cari ed amici. Stamattina - in un momento di pausa dalle pulizie domestiche - mi sono fermato un attimo a guardare dall’alto - attraverso la finestra - tutta quelle persone che, freneticamente, passavano li sotto per andare chissà dove. Ognuna con le proprie vite, fatte di storie, pensieri,affetti, gioie, dolori, vittorie e sconfitte. Persone che incrociano quotidianamente la nostra vita ma di cui, probabilmente, non sapremo mai nulla: nulla del loro passato e del loro futuro eccetto di quell’istante in cui ci sono passate davanti. Alcune di queste potrebbero essere persone di successo e che tutti conoscono: avvocati, politici, imprenditori, vip del mondo dello spettacolo….mentre altre umile gente come operatori ecologici, operai di fabbrica, artisti di strada, disoccupati… L’opinione comune definisce “vincitori” i primi e “perdenti” i secondi, tenendo conto solo ed esclusivamente del grado raggiunto da queste persone nella società come se questo fosse il solo fine ultimo dell’esistenza di ciascuno. Che follia! In realtà, infatti, la situazione è ben diversa e va analizzata - da ognuno di noi - in relazione alla propria coscienza, con maggiore consapevolezza e con parametri di valutazione ben diversi e soggettivi: quei valori e quei sogni che ci portiamo dentro e a cui aspiriamo. Il vero interrogativo che ci dovremmo porre è: siamo riusciti a raggiungerli? E' quindi la vita il giudice supremo delle nostre azioni, che ridà “oggettività” e un senso alla nostra esistenza. La vita è strana. Inarrestabile come l’avanzare del tempo e sfuggente come un alito di vento. Illumina personaggi dalle gesta grandiose e immortali nascondendo nell'oblio identità senza volto. Ma una cosa è certa e costante: la vita è un’opportunità e non un ineludibile fatalismo a cui dobbiamo rassegnarci. E’ l’opportunità che ci è stata data per dare un senso alla nostra presenza su questo mondo e per essere felici: quindi dobbiamo sfruttarla al meglio. Chi ci ha concesso tale opportunità? Poco importa perché non troveremo mai una risposta a questo quesito, a meno di non affidarsi alla fede. Ma la “fede” è un concetto relativo che è strettamente dipendente da quello di “religione” ed entrambi non sono altro che un costrutto dell’essere umano, un modo per giustificare la propria incapacità a dare risposta certa a certi interrogativi che vanno ben al di là dell’esistenza e della conoscenza umana. Quindi? Meglio rimanere con i piedi per terra: vedere cosa si è fatto, come lo si è fatto, e cercare di migliorarsi per diventare più forti, più resistenti alle asprezze della vita: niente e nessuno ci regala niente, niente e nessuno ci fa sconti, niente e nessuno perdona i nostri errori. La vita è la migliore palestra che si possa avere per allenare le nostre capacità e mettere alla prova la forza dei nostri sogni e l’autenticità dei nostri valori. E’ vero: è una palestra in cui, una volta entrati, non si esce mai e dove non è concesso riposarsi. Ma è anche un qualcosa di magico dove i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre aspirazioni possono diventare realtà se solo lo si vuole veramente, se solo si è disposti a lottare per essi e a non accettare la resa o vili compromessi. Ci concede, quindi, il dono degli dei: la possibilità di trasformare la nostra volontà in sogno e il sogno in realtà: consapevolezza fatta propria anche dagli antichi e racchiusa nella famosa locuzione latina “homo faber fortuna suae" . Quest’anno per me è stato speciale: ho compiuto 40 anni. La giornata speciale di oggi - dall' intensa spiritualità e con Spoleto baciata dal sole - mi ha regalato la serenità e il tempo per fare quello che non ho fatto mai: un bilancio della mia vita sino ad oggi. Mi sono posto mille domande, del tipo: sono stato sempre coerente con i miei principi e valori? Ho vissuto al massimo delle mie possibilità sempre e comunque? Ho rimpianti per ciò che avrei potuto fare o non ho fatto? Ho mai deluso chi crede in me e mi vuole bene? Tutte le battaglie che ho combattuto sono state giuste? E così via... In un attimo la mia mente si è tuffata nel ricordo del passato alla ricerca di queste risposte, facendo diventare attuale ciò che in realtà non è: ogni vittoria e ogni sconfitta, ogni gioia e ogni dolore, ogni lacrima e ogni sorriso. Ho rivissuto tutte le battaglie combattute, incluse quelle che - andando al di là di ogni umana resistenza e di ogni umana sopportazione - rendevano vana e insignificante ogni speranza di uscirne. Ripercorrendo ogni emozione in un tortuoso flash-back ho maturato una certezza: quella di aver sempre dato il massimo per difendere i miei valori e i miei sogni, senza cedere il passo a compromessi e a quei falsi e futili ideali che la società tenta di imporci: potere, ricchezza, fama. Ho sempre creduto nella giustizia, nell’onestà, nel rispetto coltivando la consapevolezza che con il cuore e l’umiltà si possono raggiungere obiettivi apparentemente impossibili. Non ho mai abbassato il capo di fronte ai potenti, accettando il rischio di perdere tutto, ogni conquista piccola o grande che sia ma mai la mia dignità, mai la fiducia e il rispetto di chi mi era vicino e mi voleva bene. Nella mia vita, sin qui, ho avuto un solo rimpianto: non aver avuto la forza e la capacità di sottrarre alla morte o a un ineludibile destino fatto di dolore e sofferenza tante persone a me care. C’è chi ritiene - abbracciando un’ideologia fatalista - che non sia concesso all’essere umano prevedere il futuro o cambiare lo scorrere degli eventi per se stesso o per gli altri. Forse è vero ma, di certo, avrei potuto essere più presente nelle loro vite, dimostrargli maggiormente il mio amore e il mio affetto aprendogli un cammino diverso, più luminoso, agevole e sicuro. Avrei quindi dovuto cogliere ogni occasione per stargli vicino e ricercarla come fosse il tesoro più prezioso: "carpe diem" come dicevano i latini….ma non l’ho fatto, forse perché ingannato - come molti - dall’illusione che c’è sempre tempo per fare tutto e per recuperare ciò che si è lasciato indietro. Che errore! E tale rimpianto rappresenta la più bruciante delle sconfitte che si possono subire perché è una sconfitta senza possibilità di rivincita. Ma dalle ceneri di questa sconfitta sono nate anche le vittorie e le gioie più belle, perché è tale rimpianto che mi ha regalato quella forza per rialzarmi dopo ogni caduta e reagire alle condizioni più disperate, alle asprezze della vita, anche laddove ogni possibilità di farcela sembrava persa. Così questo rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato, questo senso di ribellione verso un fato così ineluttabile e ingiusto mi hanno donato una rinnovata insospettabile vitalità e una volontà d’acciaio riempiendo il mio cuore di energia ed emozioni uniche, nate dai volti di tutte quelle persone che mi hanno amato e voluto bene regalandomi quanto di più prezioso possa esistere e potessero mai avere: istanti della loro vita. E tra essi ho trovato sempre quelli di due persone speciali e a cui devo tutto: i miei genitori. A loro devo tutto ciò che ho e a loro devo il merito di tutti i traguardi sin qui raggiunti, il merito di non avermi mai fatto sentire solo anche nei momenti più difficili e il merito di avermi fatto sentire amato sempre e comunque. Persone uniche e di grande umanità, che hanno saputo trasmettermi i veri valori della vita anche con la loro sola quotidiana presenza nella mia vita, essendo per me esempio e modello: un’eredità che rimarrà scolpita nel mio cuore per sempre. Ripensando ai miei primi quarant'anni, forse un secondo rimpianto ce l’ho: quello di non essere riuscito a dimostrare ai miei genitori tutto il mio amore, stima e ammirazione come realmente meritano. Ma in questo caso, per fortuna, sono ancora in tempo per rimediare. Molti si chiederanno perchè io abbia voluto condividere questi miei pensieri e questa mia esperienza con il "popolo dei social". L’ho fatto perchè ci sono molte, troppe persone che vivono nella falsa illusione che ci sia sempre tempo e occasione per fare tutto o che vivono nel “delirio di onnipotenza” di poter fare qualunque cosa con scientifica razionalità e con la supponenza di essere al di sopra di tutto e di tutti. A tutte queste persone un giorno la vita presenterà loro il conto di questi loro errori togliendogli in un istante tutto ciò che davano per scontato o a loro dovuto. Per questo a voi, amici miei, dico: vivete ogni giorno al massimo, come una continua conquista, trovando le motivazioni per raggiungere i vostri sogni nell’affetto e nell’amore di quelle persone che hanno condiviso con voi emozioni e momenti della loro vita - positivi o negativi che siano - donando loro tutti voi stessi. Così facendo vi potrà anche capitare - durante il cammino - di dover vivere momenti tristi, bui o di dolore ma - come quando dopo un temporale viene sempre il sereno sulla scia di un arcobaleno - verrà sicuramente il giorno in cui questi momenti lasceranno il posto ad altri di gioia e felicità sulla spinta di un sogno, il vostro sogno, in cui avrete creduto sino alla fine. Buona vita a tutti :-)
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Luca Ventura ha un aggiornamento di stato su Facebook 1 mese fa

Oggi è la Santa Pasqua: quindi innanzitutto auguri di cuore a tutti coloro che stanno leggendo questi miei pensieri dedicandomi parte del loro prezioso tempo. La festività di oggi, ormai all’epilogo, è stata per molti l’occasione per fare quello che l’ordinaria quotidianità - ingabbiandoci nella frenesia lavorativa della società di oggi - non ci consente quasi mai di fare: dedicarsi alla propria casa, a se stessi, ai propri cari ed amici. Stamattina - in un momento di pausa dalle pulizie domestiche - mi sono fermato un attimo a guardare dall’alto - attraverso la finestra - tutta quelle persone che, freneticamente, passavano li sotto per andare chissà dove. Ognuna con le proprie vite, fatte di storie, pensieri,affetti, gioie, dolori, vittorie e sconfitte. Persone che incrociano quotidianamente la nostra vita ma di cui, probabilmente, non sapremo mai nulla: nulla del loro passato e del loro futuro eccetto di quell’istante in cui ci sono passate davanti. Alcune di queste potrebbero essere persone di successo e che tutti conoscono: avvocati, politici, imprenditori, vip del mondo dello spettacolo….mentre altre umile gente come operatori ecologici, operai di fabbrica, artisti di strada, disoccupati… L’opinione comune definisce “vincitori” i primi e “perdenti” i secondi, tenendo conto solo ed esclusivamente del grado raggiunto da queste persone nella società come se questo fosse il solo fine ultimo dell’esistenza di ciascuno. Che follia! In realtà, infatti, la situazione è ben diversa e va analizzata - da ognuno di noi - in relazione alla propria coscienza, con maggiore consapevolezza e con parametri di valutazione ben diversi e soggettivi: quei valori e quei sogni che ci portiamo dentro e a cui aspiriamo. Il vero interrogativo che ci dovremmo porre è: siamo riusciti a raggiungerli? E' quindi la vita il giudice supremo delle nostre azioni, che ridà “oggettività” e un senso alla nostra esistenza. La vita è strana. Inarrestabile come l’avanzare del tempo e sfuggente come un alito di vento. Illumina personaggi dalle gesta grandiose e immortali nascondendo nell'oblio identità senza volto. Ma una cosa è certa e costante: la vita è un’opportunità e non un ineludibile fatalismo a cui dobbiamo rassegnarci. E’ l’opportunità che ci è stata data per dare un senso alla nostra presenza su questo mondo e per essere felici: quindi dobbiamo sfruttarla al meglio. Chi ci ha concesso tale opportunità? Poco importa perché non troveremo mai una risposta a questo quesito, a meno di non affidarsi alla fede. Ma la “fede” è un concetto relativo che è strettamente dipendente da quello di “religione” ed entrambi non sono altro che un costrutto dell’essere umano, un modo per giustificare la propria incapacità a dare risposta certa a certi interrogativi che vanno ben al di là dell’esistenza e della conoscenza umana. Quindi? Meglio rimanere con i piedi per terra: vedere cosa si è fatto, come lo si è fatto, e cercare di migliorarsi per diventare più forti, più resistenti alle asprezze della vita: niente e nessuno ci regala niente, niente e nessuno ci fa sconti, niente e nessuno perdona i nostri errori. La vita è la migliore palestra che si possa avere per allenare le nostre capacità e mettere alla prova la forza dei nostri sogni e l’autenticità dei nostri valori. E’ vero: è una palestra in cui, una volta entrati, non si esce mai e dove non è concesso riposarsi. Ma è anche un qualcosa di magico dove i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre aspirazioni possono diventare realtà se solo lo si vuole veramente, se solo si è disposti a lottare per essi e a non accettare la resa o vili compromessi. Ci concede, quindi, il dono degli dei: la possibilità di trasformare la nostra volontà in sogno e il sogno in realtà: consapevolezza fatta propria anche dagli antichi e racchiusa nella famosa locuzione latina “homo faber fortuna suae" . Quest’anno per me è stato speciale: ho compiuto 40 anni. La giornata speciale di oggi - dall' intensa spiritualità e con Spoleto baciata dal sole - mi ha regalato la serenità e il tempo per fare quello che non ho fatto mai: un bilancio della mia vita sino ad oggi. Mi sono posto mille domande, del tipo: sono stato sempre coerente con i miei principi e valori? Ho vissuto al massimo delle mie possibilità sempre e comunque? Ho rimpianti per ciò che avrei potuto fare o non ho fatto? Ho mai deluso chi crede in me e mi vuole bene? Tutte le battaglie che ho combattuto sono state giuste? E così via... In un attimo la mia mente si è tuffata nel ricordo del passato alla ricerca di queste risposte, facendo diventare attuale ciò che in realtà non è: ogni vittoria e ogni sconfitta, ogni gioia e ogni dolore, ogni lacrima e ogni sorriso. Ho rivissuto tutte le battaglie combattute, incluse quelle che - andando al di là di ogni umana resistenza e di ogni umana sopportazione - rendevano vana e insignificante ogni speranza di uscirne. Ripercorrendo ogni emozione in un tortuoso flash-back ho maturato una certezza: quella di aver sempre dato il massimo per difendere i miei valori e i miei sogni, senza cedere il passo a compromessi e a quei falsi e futili ideali che la società tenta di imporci: potere, ricchezza, fama. Ho sempre creduto nella giustizia, nell’onestà, nel rispetto coltivando la consapevolezza che con il cuore e l’umiltà si possono raggiungere obiettivi apparentemente impossibili. Non ho mai abbassato il capo di fronte ai potenti, accettando il rischio di perdere tutto, ogni conquista piccola o grande che sia ma mai la mia dignità, mai la fiducia e il rispetto di chi mi era vicino e mi voleva bene. Nella mia vita, sin qui, ho avuto un solo rimpianto: non aver avuto la forza e la capacità di sottrarre alla morte o a un ineludibile destino fatto di dolore e sofferenza tante persone a me care. C’è chi ritiene - abbracciando un’ideologia fatalista - che non sia concesso all’essere umano prevedere il futuro o cambiare lo scorrere degli eventi per se stesso o per gli altri. Forse è vero ma, di certo, avrei potuto essere più presente nelle loro vite, dimostrargli maggiormente il mio amore e il mio affetto aprendogli un cammino diverso, più luminoso, agevole e sicuro. Avrei quindi dovuto cogliere ogni occasione per stargli vicino e ricercarla come fosse il tesoro più prezioso: "carpe diem" come dicevano i latini….ma non l’ho fatto, forse perché ingannato - come molti - dall’illusione che c’è sempre tempo per fare tutto e per recuperare ciò che si è lasciato indietro. Che errore! E tale rimpianto rappresenta la più bruciante delle sconfitte che si possono subire perché è una sconfitta senza possibilità di rivincita. Ma dalle ceneri di questa sconfitta sono nate anche le vittorie e le gioie più belle, perché è tale rimpianto che mi ha regalato quella forza per rialzarmi dopo ogni caduta e reagire alle condizioni più disperate, alle asprezze della vita, anche laddove ogni possibilità di farcela sembrava persa. Così questo rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato, questo senso di ribellione verso un fato così ineluttabile e ingiusto mi hanno donato una rinnovata insospettabile vitalità e una volontà d’acciaio riempiendo il mio cuore di energia ed emozioni uniche, nate dai volti di tutte quelle persone che mi hanno amato e voluto bene regalandomi quanto di più prezioso possa esistere e potessero mai avere: istanti della loro vita. E tra essi ho trovato sempre quelli di due persone speciali e a cui devo tutto: i miei genitori. A loro devo tutto ciò che ho e a loro devo il merito di tutti i traguardi sin qui raggiunti, il merito di non avermi mai fatto sentire solo anche nei momenti più difficili e il merito di avermi fatto sentire amato sempre e comunque. Persone uniche e di grande umanità, che hanno saputo trasmettermi i veri valori della vita anche con la loro sola quotidiana presenza nella mia vita, essendo per me esempio e modello: un’eredità che rimarrà scolpita nel mio cuore per sempre. Ripensando ai miei primi quarant'anni, forse un secondo rimpianto ce l’ho: quello di non essere riuscito a dimostrare ai miei genitori tutto il mio amore, stima e ammirazione come realmente meritano. Ma in questo caso, per fortuna, sono ancora in tempo per rimediare. Molti si chiederanno perchè io abbia voluto condividere questi miei pensieri e questa mia esperienza con il "popolo dei social". L’ho fatto perchè ci sono molte, troppe persone che vivono nella falsa illusione che ci sia sempre tempo e occasione per fare tutto o che vivono nel “delirio di onnipotenza” di poter fare qualunque cosa con scientifica razionalità e con la supponenza di essere al di sopra di tutto e di tutti. A tutte queste persone un giorno la vita presenterà loro il conto di questi loro errori togliendogli in un istante tutto ciò che davano per scontato o a loro dovuto. Per questo a voi, amici miei, dico: vivete ogni giorno al massimo, come una continua conquista, trovando le motivazioni per raggiungere i vostri sogni nell’affetto e nell’amore di quelle persone che hanno condiviso con voi emozioni e momenti della loro vita - positivi o negativi che siano - donando loro tutti voi stessi. Così facendo vi potrà anche capitare - durante il cammino - di dover vivere momenti tristi, bui o di dolore ma - come quando dopo un temporale viene sempre il sereno sulla scia di un arcobaleno - verrà sicuramente il giorno in cui questi momenti lasceranno il posto ad altri di gioia e felicità sulla spinta di un sogno, il vostro sogno, in cui avrete creduto sino alla fine. Buona vita a tutti :-)
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Oggi è la Santa Pasqua: quindi innanzitutto auguri di cuore a tutti coloro che stanno leggendo questi miei pensieri dedicandomi parte del loro prezioso tempo. La festività di oggi, ormai all’epilogo, è stata per molti l’occasione per fare quello che l’ordinaria quotidianità - ingabbiandoci nella frenesia lavorativa della società di oggi - non ci consente quasi mai di fare: dedicarsi alla propria casa, a se stessi, ai propri cari ed amici. Stamattina - in un momento di pausa dalle pulizie domestiche - mi sono fermato un attimo a guardare dall’alto - attraverso la finestra - tutta quelle persone che, freneticamente, passavano li sotto per andare chissà dove. Ognuna con le proprie vite, fatte di storie, pensieri,affetti, gioie, dolori, vittorie e sconfitte. Persone che incrociano quotidianamente la nostra vita ma di cui, probabilmente, non sapremo mai nulla: nulla del loro passato e del loro futuro eccetto di quell’istante in cui ci sono passate davanti. Alcune di queste potrebbero essere persone di successo e che tutti conoscono: avvocati, politici, imprenditori, vip del mondo dello spettacolo….mentre altre umile gente come operatori ecologici, operai di fabbrica, artisti di strada, disoccupati… L’opinione comune definisce “vincitori” i primi e “perdenti” i secondi, tenendo conto solo ed esclusivamente del grado raggiunto da queste persone nella società come se questo fosse il solo fine ultimo dell’esistenza di ciascuno. Che follia! In realtà, infatti, la situazione è ben diversa e va analizzata - da ognuno di noi - in relazione alla propria coscienza, con maggiore consapevolezza e con parametri di valutazione ben diversi e soggettivi: quei valori e quei sogni che ci portiamo dentro e a cui aspiriamo. Il vero interrogativo che ci dovremmo porre è: siamo riusciti a raggiungerli? E' quindi la vita il giudice supremo delle nostre azioni, che ridà “oggettività” e un senso alla nostra esistenza. La vita è strana. Inarrestabile come l’avanzare del tempo e sfuggente come un alito di vento. Illumina personaggi dalle gesta grandiose e immortali nascondendo nell'oblio identità senza volto. Ma una cosa è certa e costante: la vita è un’opportunità e non un ineludibile fatalismo a cui dobbiamo rassegnarci. E’ l’opportunità che ci è stata data per dare un senso alla nostra presenza su questo mondo e per essere felici: quindi dobbiamo sfruttarla al meglio. Chi ci ha concesso tale opportunità? Poco importa perché non troveremo mai una risposta a questo quesito, a meno di non affidarsi alla fede. Ma la “fede” è un concetto relativo che è strettamente dipendente da quello di “religione” ed entrambi non sono altro che un costrutto dell’essere umano, un modo per giustificare la propria incapacità a dare risposta certa a certi interrogativi che vanno ben al di là dell’esistenza e della conoscenza umana. Quindi? Meglio rimanere con i piedi per terra: vedere cosa si è fatto, come lo si è fatto, e cercare di migliorarsi per diventare più forti, più resistenti alle asprezze della vita: niente e nessuno ci regala niente, niente e nessuno ci fa sconti, niente e nessuno perdona i nostri errori. La vita è la migliore palestra che si possa avere per allenare le nostre capacità e mettere alla prova la forza dei nostri sogni e l’autenticità dei nostri valori. E’ vero: è una palestra in cui, una volta entrati, non si esce mai e dove non è concesso riposarsi. Ma è anche un qualcosa di magico dove i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre aspirazioni possono diventare realtà se solo lo si vuole veramente, se solo si è disposti a lottare per essi e a non accettare la resa o vili compromessi. Ci concede, quindi, il dono degli dei: la possibilità di trasformare la nostra volontà in sogno e il sogno in realtà: consapevolezza fatta propria anche dagli antichi e racchiusa nella famosa locuzione latina “homo faber fortuna suae" . Quest’anno per me è stato speciale: ho compiuto 40 anni. La giornata speciale di oggi - dall' intensa spiritualità e con Spoleto baciata dal sole - mi ha regalato la serenità e il tempo per fare quello che non ho fatto mai: un bilancio della mia vita sino ad oggi. Mi sono posto mille domande, del tipo: sono stato sempre coerente con i miei principi e valori? Ho vissuto al massimo delle mie possibilità sempre e comunque? Ho rimpianti per ciò che avrei potuto fare o non ho fatto? Ho mai deluso chi crede in me e mi vuole bene? Tutte le battaglie che ho combattuto sono state giuste? E così via... In un attimo la mia mente si è tuffata nel ricordo del passato alla ricerca di queste risposte, facendo diventare attuale ciò che in realtà non è: ogni vittoria e ogni sconfitta, ogni gioia e ogni dolore, ogni lacrima e ogni sorriso. Ho rivissuto tutte le battaglie combattute, incluse quelle che - andando al di là di ogni umana resistenza e di ogni umana sopportazione - rendevano vana e insignificante ogni speranza di uscirne. Ripercorrendo ogni emozione in un tortuoso flash-back ho maturato una certezza: quella di aver sempre dato il massimo per difendere i miei valori e i miei sogni, senza cedere il passo a compromessi e a quei falsi e futili ideali che la società tenta di imporci: potere, ricchezza, fama. Ho sempre creduto nella giustizia, nell’onestà, nel rispetto coltivando la consapevolezza che con il cuore e l’umiltà si possono raggiungere obiettivi apparentemente impossibili. Non ho mai abbassato il capo di fronte ai potenti, accettando il rischio di perdere tutto, ogni conquista piccola o grande che sia ma mai la mia dignità, mai la fiducia e il rispetto di chi mi era vicino e mi voleva bene. Nella mia vita, sin qui, ho avuto un solo rimpianto: non aver avuto la forza e la capacità di sottrarre alla morte o a un ineludibile destino fatto di dolore e sofferenza tante persone a me care. C’è chi ritiene - abbracciando un’ideologia fatalista - che non sia concesso all’essere umano prevedere il futuro o cambiare lo scorrere degli eventi per se stesso o per gli altri. Forse è vero ma, di certo, avrei potuto essere più presente nelle loro vite, dimostrargli maggiormente il mio amore e il mio affetto aprendogli un cammino diverso, più luminoso, agevole e sicuro. Avrei quindi dovuto cogliere ogni occasione per stargli vicino e ricercarla come fosse il tesoro più prezioso: "carpe diem" come dicevano i latini….ma non l’ho fatto, forse perché ingannato - come molti - dall’illusione che c’è sempre tempo per fare tutto e per recuperare ciò che si è lasciato indietro. Che errore! E tale rimpianto rappresenta la più bruciante delle sconfitte che si possono subire perché è una sconfitta senza possibilità di rivincita. Ma dalle ceneri di questa sconfitta sono nate anche le vittorie e le gioie più belle, perché è tale rimpianto che mi ha regalato quella forza per rialzarmi dopo ogni caduta e reagire alle condizioni più disperate, alle asprezze della vita, anche laddove ogni possibilità di farcela sembrava persa. Così questo rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato, questo senso di ribellione verso un fato così ineluttabile e ingiusto mi hanno donato una rinnovata insospettabile vitalità e una volontà d’acciaio riempiendo il mio cuore di energia ed emozioni uniche, nate dai volti di tutte quelle persone che mi hanno amato e voluto bene regalandomi quanto di più prezioso possa esistere e potessero mai avere: istanti della loro vita. E tra essi ho trovato sempre quelli di due persone speciali e a cui devo tutto: i miei genitori. A loro devo tutto ciò che ho e a loro devo il merito di tutti i traguardi sin qui raggiunti, il merito di non avermi mai fatto sentire solo anche nei momenti più difficili e il merito di avermi fatto sentire amato sempre e comunque. Persone uniche e di grande umanità, che hanno saputo trasmettermi i veri valori della vita anche con la loro sola quotidiana presenza nella mia vita, essendo per me esempio e modello: un’eredità che rimarrà scolpita nel mio cuore per sempre. Ripensando ai miei primi quarant'anni, forse un secondo rimpianto ce l’ho: quello di non essere riuscito a dimostrare ai miei genitori tutto il mio amore, stima e ammirazione come realmente meritano. Ma in questo caso, per fortuna, sono ancora in tempo per rimediare. Molti si chiederanno perchè io abbia voluto condividere questi miei pensieri e questa mia esperienza con il "popolo dei social". L’ho fatto perchè ci sono molte, troppe persone che vivono nella falsa illusione che ci sia sempre tempo e occasione per fare tutto o che vivono nel “delirio di onnipotenza” di poter fare qualunque cosa con scientifica razionalità e con la supponenza di essere al di sopra di tutto e di tutti. A tutte queste persone un giorno la vita presenterà loro il conto di questi loro errori togliendogli in un istante tutto ciò che davano per scontato o a loro dovuto. Per questo a voi, amici miei, dico: vivete ogni giorno al massimo, come una continua conquista, trovando le motivazioni per raggiungere i vostri sogni nell’affetto e nell’amore di quelle persone che hanno condiviso con voi emozioni e momenti della loro vita - positivi o negativi che siano - donando loro tutti voi stessi. Così facendo vi potrà anche capitare - durante il cammino - di dover vivere momenti tristi, bui o di dolore ma - come quando dopo un temporale viene sempre il sereno sulla scia di un arcobaleno - verrà sicuramente il giorno in cui questi momenti lasceranno il posto ad altri di gioia e felicità sulla spinta di un sogno, il vostro sogno, in cui avrete creduto sino alla fine. Buona vita a tutti :-)
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